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Mutui: che anno sarà il 2026 per il mercato?

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Famiglie e banche, comprensibilmente, guardano con prudenza ai prossimi mesi, ma il mercato italiano dei mutui registra segnali di solidità e fiducia

L’economia globale naviga tra tensioni geopolitiche e incertezze finanziarie. In questo contesto, come sta andando e cosa ci dobbiamo dal mercato dei mutui?

Il settore sta sorprendendo per solidità. Secondo Oscar Cosentini, presidente di Kìron Partner SpA del Gruppo Tecnocasa, «il mercato dei mutui in Italia mostra segnali incoraggianti». Nei primi nove mesi del 2025 sono stati erogati oltre 40 miliardi di euro, segnando un incremento rilevante rispetto all’anno precedente. L’intero anno si è chiuso con volumi complessivi vicino ai 55 miliardi, grazie a una domanda crescente e a condizioni finanziarie relativamente stabili. Fondamentale il ruolo delle banche, che continuano a considerare i mutui strumenti a rischio contenuto, con effetti positivi sui requisiti patrimoniali.

Il 2026 parte in un contesto più prevedibile dal punto di vista monetario. La Banca Centrale Europea ha mantenuto un approccio prudente, confermando i tassi di riferimento e segnalando un ritorno dell’inflazione verso il target del 2%. L’Eurosistema prevede un’inflazione media intorno all’1,9%, con una crescita moderata ma stabile.

Mutui: le previsioni per il 2026

«L’anno 2026 si configura come un periodo di transizione verso un equilibrio più sostenibile del mercato del credito immobiliare», osserva Cosentini. Fattori come la stabilità dei tassi, il contenimento dell’inflazione, le garanzie statali attraverso CONSAP e la solidità della domanda contribuiscono a consolidare questo scenario. Rimangono però alcune incognite legate al contesto internazionale, dalle tensioni commerciali ai possibili effetti dei dazi, che potrebbero influenzare l’andamento delle nuove erogazioni.

Per i prossimi mesi, le indicazioni dai consulenti di Kìron Partner lasciano intravedere continuità: «Ci si attende un andamento dei volumi di mutui nel 2026 in linea con quanto registrato nel 2025», conclude Cosentini, confermando un clima di fiducia prudente ma diffuso nel settore.