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Transizione energetica: Europa lontana dagli obiettivi

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Perché la transizione energetica sta rallentando? E cosa può cambiare da qui al 2030? Facciamo il punto su investimenti, costi dell’energia e scelte UE

Tra obiettivi ambiziosi, investimenti da ripensare e un contesto internazionale sempre più instabile, il percorso di transizione energetica verso il 2030 appare accidentato. I segnali che arrivano dagli ultimi studi invitano a interrogarsi sulle priorità reali e sulle strategie future. Ma cosa sta davvero rallentando il cambiamento?

A offrire una fotografia dettagliata è ENEA, nel rapporto European Public Investment Outlook 2025, che mette in luce un quadro complesso e ricco di criticità. Secondo gli economisti Daniela Palma e Francesco Gracceva, per centrare gli obiettivi al 2030 servirebbe un cambio di passo deciso: ridurre i consumi energetici di oltre il 3% ogni anno, tagliare le emissioni di CO₂ del 7% e aumentare costantemente il peso delle rinnovabili di circa tre punti percentuali all’anno.

Si tratta di traguardi molto più impegnativi rispetto al passato, che evidenziano un divario crescente tra le esigenze attuali e le politiche finora adottate. Come spiegano gli stessi ricercatori, «Il nostro contributo a EPIO 2025 parte da un’analisi quantitativa basata su indicatori della Commissione Europea, per valutare le sinergie e i trade-off tra sostenibilità, sicurezza energetica e competitività economica».

Transizione energetica: i nodi da sciogliere

Nonostante gli interventi messi in campo negli ultimi anni, diversi indicatori restano in zona critica. I costi dell’energia continuano a pesare su famiglie e imprese, mentre il saldo commerciale nelle tecnologie a basse emissioni mostra segnali di peggioramento. Inoltre, comparti strategici come siderurgia e chimica, caratterizzati da un’elevata intensità energetica, registrano livelli produttivi tra i più bassi degli ultimi decenni.

Un altro elemento di debolezza riguarda la destinazione degli investimenti pubblici, spesso orientati più al contenimento dei prezzi che allo sviluppo strutturale delle tecnologie pulite. Un approccio che si discosta da quanto realizzato in economie concorrenti come Stati Uniti e Cina, dove il sostegno all’innovazione green è stato più sistematico.

In uno scenario geopolitico segnato da forti tensioni, ENEA sottolinea inoltre l’importanza della cooperazione internazionale. Per accelerare la transizione energetica globale, l’Unione europea dovrebbe puntare non solo sulla costruzione di una filiera “verde” interna, ma su un modello produttivo aperto, capace di favorire partnership, ridurre le disuguaglianze e rafforzare la diffusione delle tecnologie sostenibili.

Determinante resta anche il ruolo delle istituzioni. Secondo i curatori del rapporto, Floriana Cerniglia e Francesco Saraceno, servirebbe una governance europea più flessibile, in grado di superare i vincoli del Patto di stabilità e valorizzare le risorse dei bilanci nazionali. Solo così sarà possibile sostenere in modo efficace i settori chiave della transizione energetica e trasformare gli obiettivi climatici in un vero motore di sviluppo.