Preventivo Casa in Legno
  1. Home
  2. Notizie e Mercato
  3. Sistemi di accumulo termico: sali fusi come alternativa

Sistemi di accumulo termico: sali fusi come alternativa

di
lignius, case in legno, case prefabbricate in legno, sistemi di accumulo termico, batterie, energie rinnovabili, sali fusi, enea
5,0/5
votato da 1 persone
Il progetto europeo SALTOpower accelera la ricerca sul fronte dei sistemi di accumulo termico. per la stabilità energetica e l’autonomia europea. I dettagli

I sistemi di accumulo termico hanno un ruolo strategico nella corsa europea verso un’energia più stabile, autonoma e sostenibile. Con la crescita delle fonti rinnovabili non programmabili, la necessità di immagazzinare energia in modo efficiente diventa infatti una priorità industriale e infrastrutturale. È in questo contesto che prende forma SALTOpower, progetto europeo che punta a valorizzare la tecnologia dei sali fusi come possibile risposta alle nuove esigenze di stoccaggio energetico. Tra i protagonisti dell’iniziativa c’è anche ENEA, coinvolta attraverso il Laboratorio Energia e accumulo termico del Dipartimento Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili.

L’aumento della produzione da rinnovabili intermittenti sta accelerando la richiesta di sistemi capaci di garantire continuità e flessibilità alla rete. Attualmente il mercato è dominato dalle batterie agli ioni di litio, ma la forte dipendenza dalla filiera cinese apre interrogativi sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sull’autonomia produttiva europea.

L’obiettivo di SALTOpower è studiare come integrare i sistemi a sali fusi all’interno di hub energetici multifunzionali, in grado di combinare energia elettrica, termica e chimica in un’unica piattaforma.

Sistemi di accumulo termico con sali fusi: la parola al ricercatore

“Le miscele di sali nitrati, comunemente utilizzate come fertilizzanti, mettono insieme diverse proprietà favorevoli per un loro uso come fluidi termici, quali l’alta stabilità, la buona capacità termica, la bassa pressione di vapore e gli ampi intervalli di temperatura operativa”, spiega Marco D’Auria, referente ENEA del progetto. “Queste caratteristiche li rendono adatti per applicazioni ad alte temperature e rappresentano oggi uno standard negli impianti solari termodinamici”.

Nel progetto i sali fusi vengono analizzati come tecnologia in grado di accumulare energia durante i picchi produttivi e rilasciarla nei momenti di maggiore richiesta o di ridotta generazione. Una soluzione che potrebbe aumentare la stabilità del sistema energetico e migliorare la gestione delle rinnovabili.

“Adottare la tecnologia a sali fusi, sia integrandola che in alternativa ad altre soluzioni di stoccaggio, garantirebbe l’indipendenza nell’approvvigionamento delle materie prime”, aggiunge D’Auria, sottolineando l’utilizzo di materiali abbondanti in Europa come acciaio e sali nitrati.
Tra i punti di forza emergono anche modularità e scalabilità, aspetti che rendono questi sistemi adatti persino ad aree isolate o poco servite dalle infrastrutture tradizionali.

Le prospettive europee mostrano chiaramente la portata della sfida: entro il 2030 servirà una capacità di accumulo compresa tra 200 e 400 GWh, mentre nel 2050 il fabbisogno raggiungerà livelli dell’ordine dei TWh. Oggi, invece, l’Europa dispone di circa 77 GWh installati in batterie, una quota ancora insufficiente rispetto alla domanda futura.